Mai concomitanza di eventi fu più funesta. Si è svolto oggi a Napoli un convegno sul SISTEMA TURISMO ITALIA, promosso dallo Studio Ambrosetti che ha elaborato un progetto di rilancio del nostro turismo basato su 5 punti.
Chiaramente il convegno sarà stato organizzato da tempo ma il caso ha voluto che in questo periodo a Napoli il turismo sia messo in ginocchio dall'emergenza rifiuti con un danno d'immagine per la Campania che potrà prevedibilmente estendersi, con effetti più attenuati, a tutto il nostro bel paese.
Inoltre proprio oggi è stato chiuso il portale nazionale di turismo italia.it (vedi post precedente).
La ricerca di The European House-Ambrosetti prevede cinque tappe in cinque anni per tornare ad essere vincenti: promuovere il Paese in maniera unitaria; aumentare l'offerta turistica; diffondere qualità e standard internazionale; aumentare l'orgoglio di appartenza al settore; valorizzare i turisti come patrimonio.
Alla giornata era prevista la presenza di tutti i maggiori esponenti del mondo del turismo, a cominciare dal vicepremier e ministro dei Beni Culturali con delega al Turismo, Francesco Rutelli.
L'iniziativa, che ha il contributo della Regione Campania, vuole offrire un percorso di rilancio che tocca i temi chiave per la competitività del sistema turistico italiano. Il turismo infatti, pur confermandosi come fonte primaria di ricchezza per l'Italia, con oltre l'11% degli occupati e con una contribuzione del 12% al Pil nazionale, continua a mostrare segni di debolezza rispetto ai principali Paesi concorrenti. Se da una parte l'Italia è al primo posto per attrattività tra le destinazioni turistiche, dall'altra continua a perdere terreno per quanto riguarda il numero di arrivi e la capacità di trattenere i turisti sul territorio. Nel periodo 2000-2006, secondo i dati dell'Organizzazione Mondiale del Turismo, il tasso medio annuo di crescita degli arrivi in Italia, nonostante i segnali positivi dell'ultimo periodo, è stato negativo (-0,04%), rispetto al +0,4% della Francia, al +3,4% della Spagna, al +8% della Cina o al +11,9% della Turchia (via Travelnostop).
Tutto questo, purtroppo, oggi suona molto grottesco.

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