Appena dopo aver pubblicato il precedente post sul silenzio delle istituzioni riguardo alla chiusura del portale turistico italia.it scopro via ANSA che alle 11,37 di oggi (48 ore dopo il fatto) c'è stata la prima posizione ufficiale sulla questione, quelle di Ciro Esposito, capo dipartimento per l'Innovazione tecnologica, e di Margherita Bozzano, assessore della regione Liguria e responsabile dei contenuti del portale per le Regioni.
Lette con attenzione, le parole di questa news dimostrano che la vicenda, soprattutto per quanto attiene i rapporti con le regioni e i relativi finanziamenti promessi, è ancora più complicata di quanto non sembrasse.
"Le decisioni sono state prese dal governo nazionale, ovvero dai ministeri di Rutelli e Nicolais", ha detto l'assessore della Regione Liguria Margherita Bozzano, che è responsabile dei contenuti del portale per le Regioni, riferendosi alla chiusura del portale. Per il 23 gennaio è programmato un incontro tra alcuni assessori regionali al Turismo e il ministro per l'Innovazione tecnologica Nicolais. "Vogliamo avere i 21 milioni - spiega Bozzano - che le Regioni, pur avendo in gran parte approvato i progetti relativi ai contenuti da inserire nel portale, non hanno mai ricevuto". Infatti, secondo quanto si è appreso, non é mai stato fatto il decreto di trasferimento di questi fondi alle tesorerie delle Regioni. Secondo Bozzano l'orientamento sarebbe, a questo punto, quello di implementare il sito dell'Enit, arricchendolo con i contenuti delle Regioni e rendendolo un portale interattivo. E tuttavia in Finanziaria, sempre secondo quanto ha riferito l'assessore, un emendamento che prevedeva la gestione del portale italia.it da parte dell'Enit e la trasformazione di questo in ente pubblico economico, non è passato.
In effetti già in dicembre (il 10/12/07 per la precisione) avevo notato come la sezione "Travel" del New York Times fosse stata oggetto di un grande investimento pubblicitario dell'Italia ma verso il sito ENIT www.italiantourism.com . La cosa mi aveva incuriosito tanto da farmi salvare l'immagine che vedete a fianco.
Cosa c'è dietro a tutto questo? Oltre al denaro speso per italia.it stiamo spendendo altro denaro pubblico per la visibilità di un altro portale (sul giudizio mi rimetto alla rete...) il cui ruolo è ancora tutto da definire istituzionalmente? E su quale voce di bilancio sono stati imputati questi investimenti di comunicazione?
E' difficile formulare giudizi definitivi con così poche informazioni. Sicuramente un portale nazionale di turismo sarebbe logico venisse gestito dall'ente che ha nei suoi compiti la promozione turistica all'estero. Ma allora perchè non si è fatto prima?
Tuttavia rimane irrisolto il quesito: se l'Enit è "lo strumento primario per realizzare le politiche di promozione dell'immagine turistica dell'Italia e di supporto alla commercializzazione dei prodotti turistici italiani nel mondo", chi è che idea e pianifica la politica turistica italiana?
In altre parole: se l'Enit è il braccio chi è la mente in ambito turistico? Se non chiariamo questo temo che qualunque iniziativa sia destinata a fallire, non solo sul web.

Cara Roberta, la risposta alla tua domanda è semplice: il turismo italiano è acefalo, grazie alla sciagurato referendum che nel 1993 (in pieno delirio referendario) soppresse il ministero dell'agricoltura e il ministero del turismo. Da allora non si promuove più un brand Italia, ma 21 brand regionali differenti!
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: l'Italia è passata dal 1° al 5° posto a livello di arrivi internazionali, una caduta libera inevitabile per un paese che non ha una governance del primo settore economico del paese (11% del PIL).
Ora l'ENIT, promossa Agenzia e finalmente finanziata in maniera appena decente (anche se Tourespaña ha 10 volte le risorse) pur facendo azioni meritevoli, si trova comunque del tutto scoperta dal punto di vista della regia politica, dato che deve fare riferimento al pachidermico coordinamento delle Regioni.
Quanto all'anomalia rispetto alla gestione del portale del turismo nazionale, devo amaramente rilevare che la situazione è speculare anche in Liguria, dove il sito turismoinliguria è affidato dalla legge 28/07 al dipartimento e non all'Agenzia In Liguria, come sarebbe ovvio aspettarsi.
Scritto da: Igor Varnero | 27 gennaio 2008 a 03:11