Valencia è la città dove ho vissuto per quasi un anno, ma la sento mia come se ci fossi nata. L'ho vissuta da turista e da cittadina, in una sorta di limbo a metà tra lo stupore del viaggiatore che vede le cose per la prima volta e del nativo che guarda distratto monumenti, scorci e strade senza mai osservarli veramente.. Ebbene, è proprio di Valencia che vi voglio raccontare perché è una città vittima di sè stessa. Sicuramente ha fatto parlare molto di sè negli ultimi anni, convertendosi in una importante meta turistica. Oggi è conosciuta soprattutto come la città dei prodigi compiuti dall'architetto Santiago Calatrava e come il primo porto europeo che ha visto disputare le celebri regate dell'America's Cup. Sicuramente è una città sorprendente che concilia modernità, storia e tradizione. Tuttavia, è anche lacerata da contraddizioni e da conflitti interni che coinvolgono trasversalmente tutta la popolazione. Il più significativo riguarda il quartiere marittimo del Cabanyal Canyamelar, un antico borgo costiero situato a tre chilometri dal centro storico di Valencia. Un tempo il borgo era popolato da pescatori e contadini che vivevano in abitazioni modeste, le cosiddette barracas,
strutture tipiche di Valencia che ancora oggi è possibile trovare intatte sul suo
territorio. Alla fine del XIX secolo un’ordinanza comunale proibì la
costruzione delle barracas per
evitare i rischi di incendio in cui spesso incorrevano queste strutture,
essendo costruite con materiali naturali infiammabili. Vennero così sostituite da abitazioni
in mattoni, tutte colorate, che non superavano i due o tre piani di altezza. Lo
stile con cui erano realizzate venne definito modernismo popular. Nei primi anni del secolo
scorso la borghesia valenciana più abbiente cost
ruiva le proprie residenze di
villeggiatura in questo quartiere rispettandone
la conformazione e rendendolo ancora più ricco di colori e decorazioni grazie
all’utilizzo di ceramiche come rivestimento delle facciate. La
struttura del quartiere, perfettamente reticolare, garantiva illuminazione e
ventilazione a tutte le abitazioni, peculiarità che non si ritrova spesso nei
centri storici europei. E la sua bellezza consiste anche in questo: lunghe
schiere di costruzioni colorate disposte regolarmente. Purtroppo Cabanyal oggi è seriamente minacciato dal progetto municipale che prevede il
prolungamento dell’Avenida Blasco Ibáñez che dovrebbe collegare il centro
di Valencia con il litorale. La nuova Avenida,
attraversando il quartiere, lo dividerebbe a metà, radendo al suolo la parte di
territorio che si trova lungo il suo cammino e tutto un patrimonio di case abitate da cittadini che verrebbero espropriati. Gli interessi alla realizzazione di questo progetti sono naturalmente di carattere economico, dato che la società privata (a partecipazione pubblica del Comune, guarda caso!) che si occuperebbe dei lavori costruirebbe lungo il viale nuove palazzine. Dopo più di dieci anni di confronti, che spesso hanno assunto i toni accesi della lotta politica, tra l'amministrazione Comunale del sindaco Rita Barberá (la stessa dal 1991) e un comitato di
cittadini in difesa del quartiere, le notizie degli ultimi giorni sembrano confortanti. Il Ministero dei Beni Culturali del governo centrale spagnolo ha bloccato i lavori del prolungamento dell'Avenida, difendendo un patrimonio storico inestimabile, ormai danneggiato purtroppo. Tutto questo per dire che la sostenibilità è il punto di incontro tra l'urbanistica e il turismo. E una pianificazione sostenibile è auspicabile, oltre che per i cittadini e per il bene comune, anche per l'attività turistica e per i guadagni che ne derivano. Valencia è una città bellissima, che ha tanto da offrire e che consiglio di visitare a chiunque abbia intenzione di farlo. Sarebbe un peccato che il suo patrimonio venisse danneggiato in virtù di interessi speculativi (più di quanto non sia già avvenuto). E sarebbe anche controproducente per il settore turistico!

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